Anatolia Story
Autore: Chie Shinohara
Volumi: 28
Anno: 1995
Voto: 6/10
Va bene, è un’opera epica. Va bene, è un’opera che prende il via da quell’interesse per il romanzo storico che caratterizza e ha reso famose mangaka del calibro di Rioko Ikeda. Va bene, è anche uno shojo che descrive l’amore impossibile, ostacolato da terzi in ogni modo pensabile e anche impensabile. Però in questo manga ci sono decisamente TROPPE cose che sono di TROPPO. Innanzitutto TROPPO lunga la vicenda: non si risolve mai, mai, è tirata più avanti, sempre più avanti, ancora oltre con ogni pretesto possibile. Poi, decisamente TROPPO romanzato il contesto storico: di storico vengono conservati forse un po’ di nomi e un po’ di ritratto sociale, per il resto è tutto inventato, talmente tanto inventato da essere privo di qualsiasi buon senso. E ancora, TROPPO fortunata, sfacciatamente eroica, impressionantemente arguta la protagonista, che alterna un invidiabile stoicismo a una disgraziata irresponsabilità, idee geniali a mosse capricciose, resistenza fisica degna di un bue a un corpo fragilissimo ed esile di ragazzina.
Se la storia risulta a tratti vacillante, non mancano comunque momenti di intenso pathos, una tragicità a metà fra quelle antiche e quelle contaminate dai thriller moderni. Si aggiunge a questo la componente fantastica dell’espediente narrativo riguardante la magia, comoda scusa grazie alla quale cavarsi d’impiccio in ogni situazione troppo complicata per essere risolta razionalmente. Una comodità non da poco di cui l’autrice abusa oltremodo per portare le vicende all’esasperazione. Già l’incipit del tutto assurdo doveva far presagire la continuazione. La cosa che stupisce è che l’autrice non ci dà la possibilità di affezionarci all’inizio a quei personaggi che verranno poi tagliati fuori dalla storia, né decide di recuperarli in qualche modo durante tutto l’avvicendarsi della trama con qualche colpo di scena, e allora la domanda più naturale che viene da chiedersi è: ma che ce li ha messi a fare? Ma serviva davvero una spiegazione iniziale così assurda per dare modo poi a tutto il resto di vivere e svilupparsi? Non avrebbe potuto condurre il gioco tutto su un piano decisamente più probabile? Mistero.
I disegni sono nella media, decisamente semplici nella maggior parte delle scene, più ricchi e tipicamente shojo in altre, mantenendo comunque sempre un buon livello e senza strabiliare mai. In definitiva, ad un manga come questo assegnerei una valutazione di sufficienza, niente di più, ma senza neanche penalizzarlo perché almeno, si vede, l’impegno c’è stato e comunque durante la lettura si potranno trascorrere dei momenti piacevolmente emozionanti.
Proteggi la mia terra
Autore: Saki Hiwatari
Volumi: 32
Anno: 1987
Voto: 7/10
Non c’è che dire, la fama di cui gode questo fumetto è più che meritata. E’ uno shojo molto articolato, con la giusta dose di mistero, sentimento, azione, con disegni belli e una trama decisamente avvincente. Eppure c’è qualcosa che non mi ha convinta del tutto in questo manga: momenti decisamente lirici alternati ad espedienti un po’ forzati e fuori luogo. Trovate geniali affiancate da banalità che lasciano sorpresi per quanto peccano di faciloneria. In definitiva un mix molto strano di alti e bassi, di pieni (così pieni da commuovere, far fremere, riflettere su temi importanti) e vuoti (così vuoti da domandarsi quanto siano intelligenti in alcuni casi i protagonisti della storia).
Certo nulla si può togliere al lavoro certosino dell’autrice, che ha profuso amore e attenzione nel far emergere la psicologia contorta dei personaggi, tanto più complicata perché contaminata, secondo la trama, da persone diverse. Così come risulta splendida l’idea e la ricostruzione di un passato appena intravisto nei ricordi, come un puzzle che piano piano bisogna ricomporre. La storia è interessante, fuori dai canoni, coinvolgente, può piacere agli amanti di molti generi diversi: dal fantasy, allo shojo, al thriller, al misterioso. Non si può dire che il finale fosse prevedibile, ma non mi ha soddisfatta pienamente, l’ho trovato troppo povero e sbrigativo rispetto alla ricchezza che aveva caratterizzato il “prima”, dove tutta la creatività delle trovate ingegnose sembrava preludere a ben altri colpi di scena risolutori. Invece, ritengo che uno dei tanti scivoloni sia proprio lì, nel momento decisivo, in cui l’autrice preferisce un banale finale di stampo hollywoodiano rispetto a qualcosa di più articolato e profondo.
Di certo rimane un bel fumetto, molto ben disegnato, da leggere più che altro per scoprire un’autrice di talento in una storia con i suoi bei lati interessanti e dai molti messaggi, e per passare alcune ore di piacevole lettura e di immagini amabili agli occhi (alcune delle quali, specie quando viene disegnata la protagonista nel suo passato, sono decisamente auliche ed evocative). E’ di certo un “cult” della letteratura manga, che non si può perdere. Sono quasi certa che, dal canto mio, non ne rifarò una seconda lettura, ma la prima devo dire che ha lasciato un bel segno, quello di un fumetto fuori dai soliti schemi e decisamente lontano dagli argomenti fin troppo abusati nell’immaginario giapponese.
Paradise Kiss
Autore: Ai Yazawa
Volumi: 5
Anno: 1999
Voto: 10/10
Anche se è pensato come seguito de “i cortili del cuore”, questo manga è fruibile perfettamente come opera a se stante. I suoi volumi sono relativamente pochi, eppure è stupefacente la densità delle pagine: sia come dialoghi che come disegni, fra l’altro sempre curatissimi, ricercati e perfetti. Ogni volume dura insomma lo spazio di una lettura veramente ricca e interessante. E’ un’opera di sentimenti, come ogni opera rivolta a ragazze che si rispetti, anche d’amore, certo, ma non solo. Leggera e impegnata allo stesso tempo, regala sincere risate ma anche riflessioni non scontate. Le storie raccontante non sono mai banali, i personaggi mai trattati con superficialità. Affascina, diverte ed incoraggia la storia di questi ragazzi: a impegnarsi per un obiettivo, ai valori dell’amicizia e allo spirito di gruppo, all’accettazione delle diversità (omosessualità, transessualità, ma anche più semplicemente caratteri e punti di vista diversi) come elemento di ricchezza e non di esclusione. Le vicende rapiscono, ammaliano, ci fanno parteggiare per l’uno e per l’altro, ci rendono più simpatico un personaggio e più antipatico quell’altro, ma poi i ruoli si capovolgono, e scopriamo nuovi aspetti degli uni e degli altri che ci lasciano incantati per chi avevamo giudicato male, o ci indignano per chi avevamo giudicato bene. Troviamo così che in fondo tutti gli esseri umani hanno le loro luci e le loro ombre, ben rappresentate qui nella loro tridimensionalità, nel loro costruire e costituire i protagonisti del fumetto non come personaggi su un foglio stampato, ma come esseri umani a tutto tondo.
L’aspetto estetico è soltanto una parte di questo insieme, quella esteriore, a volte trascurata, a volte considerata un surplus sinonimo di superficialità, ma che invece in questo fumetto diventa parte integrante e protagonista del successo del manga, e anche filo conduttore delle azioni e delle reazioni dei protagonisti. L’elemento moda e i pensieri e le riflessioni su di esso, si fonde in maniera inscindibile con la storia, con la trama, e viene esplicato e si valorizza attraverso i bellissimi disegni dell’autrice, la cura con cui sono studiati fin nei minimi dettagli i vestiti sempre nuovi, gli accessori, i personaggi di questa storia.
La storia, appunto: finale compreso, mai banale, mai scontata, ma che sa coinvolgere, far sospirare, riflettere e commuovere fine alle lacrime pur senza mai cadere nelle soluzioni platealmente drammatiche a cui ricorrono certi shojo per rendere il tutto più movimentato. Semplicità e ricchezza sono i due capisaldi del manga, che si rincorrono e occupano ciascuno il giusto spazio all’interno delle vicende, nel giusto equilibrio, un equilibrio non semplice da trovare, ma qui perfettamente rappresentato. In conclusione, è una storia molto particolare senz’altro, ma anche molto vera, senza forzature, capace di affascinare un pubblico molto ampio di lettori di ogni fascia d’età.
MW
Autore: Osamu Tezuka
Volumi: 3
Anno: 1976
Voto: 6/10
Quest’opera di Osamu Tezuka è decisamente cruda e spietata. Le nefandezze della natura umana sono qui rappresentate con graffiante realismo, in una commistione di orrori terribilmente veritieri. Sicuramente il manga risente degli anni in cui è stato scritto e pubblicato: nel disegno, tipico dell’autore, a volte un po’ gommoso e certamente non eccelso rispetto alla qualità di quello in voga oggi; nella sceneggiatura, talvolta zoppicante nei tempi o nella vorticosità delle emozioni, sempre legata a un modo di guardare al fumetto ormai datato e superato da una maggiore fluidità temporale; negli argomenti, naturalmente, che risentono senza dubbio del clima della guerra fredda e dello choc per le nuove armi di distruzione di massa scoperte e sperimentate durante la seconda guerra mondiale. Risulta comunque un’opera di alto livello, a metà fra lo storico e il thriller, com’è tipico delle opere dirette a un pubblico adulto scritte e disegnate dal grande maestro.
MW sa far pensare, indignare e muovere a pietà, si inerpica su percorsi aspri che non possono appianarsi con nessuno stratagemma narrativo: la corruzione umana, il vizio, l’egoismo, l’indifferenza, non sono peccati cancellabili dalla natura dell’uomo. Questo emerge molto chiaramente in MW ancor più che negli altri manga di Osami Tezuka: forse è la più pessimistica fra le opere pubblicate in Italia, quella in cui l’orrore rimane invendicato, in cui nessuno sgarbo può essere sanato. Rispecchia appieno l’uso dell’arte fumettistica come arma di denuncia e messa a nudo dei problemi della società (cosa che oggi pochi autori fanno, sanno fare o hanno il coraggio e il permesso di fare). Senz’altro una lettura cupa dunque, a tratti piuttosto pesante da digerire, che lascia in bocca l’amaro e il disgusto di una sconfitta universale, universale perché connaturata in un DNA umano che, di generazione in generazione, non cambierà mai il nostro essere animaleschi e brutali nei confronti dei nostri simili.
Happy Mania
Autore: Moyoco Anno
Volumi: 11
Anno: 1996
Voto: 7/10
Manga moderno e senz’altro particolare, non si può dire che questo fumetto attiri per i suoi disegni: autori degli anni ’80 ne facevano senza dubbio di più belli nonostante il loro tratto retrò. Di certo lo stile è particolare e abbastanza personale, ma i corpi sproporzionati, il tratto sporco, le bocche enormi dalle labbra carnose non sono proprio un bel vedere. Lo sprint in più di questa storia, tuttavia, è nel modo frizzante di affrontare l’argomento amoroso in maniera antagonista rispetto ai classici “shojo”. Con un modo di fare pasticcione e superficiale (con buona pace dei sentimentalismi contorti dell’animo femminile di molte autrici ben più note) la protagonista affronta il tema importante dell’amore in un’età non più adolescenziale (niente primo amore, niente grande amore per tutto il resto della vita) ma, in fondo, con un approccio tutt’altro che adulto e maturo! Sesso sesso sesso sembra essere il suo modo di concepire l’amore… Ma il batticuore? La dolce mancanza e voglia di rivedere i suoi amati? La sente, la prova, eppure nessun uomo sembra ricambiarla con altrettanto sentimento, sono tutti mossi da altre ragioni nei suoi confronti. E lei, in questo modo, fatica a capire la verità di cosa sia, questo amore.
Non è un manga erotico, sia chiaro, c’è qualche scena, il concetto, i discorsi che si ripetono sul sesso, ma nulla di spinto, nessuna compiacenza voyeristica (niente di diverso da quello che si potrebbe sentire o vedere in tv, alla fine). Solo la realtà di dialoghi “comuni” spiattellati su un manga a discapito degli occhi sbrilluccicosi e le vignette piene di petali di fiori. Le questioni di sesso e amore sono affrontate così, proprio come per una donna ormai venticinquenne, che l’ha fatto tante volte, con tanti uomini, e per la quale andare a letto con un uomo non dà più un batticuore diverso da quello di prendersi un bel caffè con altrettanto piacere.
Allora le emozioni, quando arrivano, perché ovviamente arrivano altrimenti non sarebbe un manga per donne, non sono quelle ansiose e smarrite delle studentesse inesperte degli shojo alle prese con la loro prima esperienza e imbarazzo, ma sono timidezze e coinvolgimenti che fanno riflettere: se piace così tanto c’è un sentimento in più? O è solo illusione e l’amore non esiste?
Una commedia del pasticcio, della vita di una ragazza moderna qualunque (un po’ imbranata e capricciosa per la verità) in cerca dell’amore. Una ragazza che cerca lavoro, che parla di trucchi, che non è bellissima ma neanche bruttissima, non è intelligente ma, anzi, semmai troppo ingenua e rompiscatole e poco indipendente per la sua età. Un po’ viziata, un po’ eroina, un po’ disperata, un po’ esaltata, un po’ altruista, un po’ egocentrica: una ragazza qualsiasi, al centro di vicende che qualunque altra ragazza come lei potrebbe trovarsi a vivere.
Una frase memorabile che voglio citare, nel manga, dice più o meno così: “perché la mia bocca di sopra e la mia bocca di sotto dicono cose diverse?”. Anche il finale, ovviamente, non è affatto scontato!
Splendid Lovestory
Autore: Miyuki Kitagawa
Volumi: 18
Anno: 1999
Voto: 5/10
Un amore tormentato, impossibile, drammatico come quelli che solo gli shojo sanno raccontare. Un amore di vita, di morte, di perfidie, inganni, sotterfugi e ossessioni. Sentimenti totali spinti all’ennesima potenza, fino al paradosso, fino all’istinto animalesco che sembra malattia di possessione. C’è la malattia d’amore, in questo manga, e c’è un amore malato, sbagliato, frastornante di insensatezze e slanci idilliaci. Ci sono le parole più belle e le cadute di stile impressionanti su paranoie mentali degne della miglior telenovela. Ci sono i disegni che riempiono di emozione e quelli banali o spigolosi di pressapochismo. Alti e bassi di stile, di fatti, di situazioni. Idee anche belle, ma sviluppate calcando troppo la mano, rendendo ogni cosa inverosimile, impossibile, scoraggiante. Una messa in scena drammatica di un drammatico tangibilmente artefatto, fra copiose lacrime, scuse, perdoni e giustificazioni che rasentano la stupidità dei protagonisti. Si legge tutto d’un fiato, la storia rapisce senza dubbio, trascina, ricca di colpi di scena che incuriosiscono per forza. Eppure, se fosse finita un po’ prima, verso la metà dei 18 volumi, tante assurdità ce le saremmo risparmiate. Ben congeniate, sì, ma per una interminabile soap opera a fumetti, con alcuni begli spunti, qualche dialogo vagamente interessante, dei buoni disegni e tanta, tanta, tanta drammaticità, pathos elevato all’ennesima potenza e inverosimile, sempre mantenuto su livelli mozzafiato senza alcuna pausa per tornare coi piedi per terra. Bocciato praticamente su tutta la linea, consigliato solo a chi ama leggere di amori incestuosi e scandalosi e/o segue in modo appassionato trasmissioni come “uomini e donne”.
La Luna e il Lago
Autore: Hinako Ashihara
Volumi: 1
Anno: 2007
Voto: 8/10
Ci sono racconti che, pur non essendo storie lunghe e complesse, pur non avendo personaggi ai quali si finisce per affezionarsi per il tempo in cui, ripetutamente, ci vengono proposti in ogni aspetto della loro vita, del loro carattere, dei loro modi di ragionare… ci sono racconti, dicevo, abbastanza brevi, come i due proposti in questo manga, che partirebbero penalizzati rispetto alle lunghe vicende dei manga normali, eppure in qualche modo riescono a toccare lo stesso il cuore di chi legge. Senza il tempo di affezionarsi ai protagonisti, senza il tempo di stare a supporre finali, senza pause di ragionamenti che ci portino ad idolatrare questo e quel personaggio, queste storie brevi rapiscono e colpiscono direttamente i sentimenti, perché è ad essi che parlano, è di essi che sono intrise.
La prima è una storia semplice, di una semplicità verosimile ma non banale, che affronta il tema del tradimento coniugale, ma visto con gli occhi di una studentessa. Erano molti i moralismi in cui l’autrice poteva incorrere, invece riesce a mantenere sempre alto il livello di curiosità e interesse nella storia senza tradire alcun bisogno di giudizio sul fatto: lei non racconta la studentessa e le sue vicende familiari, lei E’ la studentessa, si immedesima perfettamente nella protagonista e con essa scopre e ragiona, prova rabbia e dolore, risolve con trasparenza i propri sentimenti. Al di là di ogni possibile schieramento fra “giusto” e “sbagliato”, insomma, la mangaka racconta i fatti, mostra le emozioni, ed è bravissima in questo suo articolare disegni, con dialoghi, con espressioni, con accadimenti.
La seconda è una storia un po’ più complicata, contornata da un’aura magica e da soluzioni che, chissà, potrebbero sembrare ingenue. Ma proprio questa miscela di sentimenti, che stavolta travalicano l’amore per lasciare spazio all’amicizia, è ben armonizzata con l’atmosfera dicembrina (il racconto si intitola “Nora di dicembre”) quasi natalizia in cui i miracoli, evidentemente, possono avvenire. Anche qui troviamo un’estrema delicatezza, un’estrema attenzione per i sentimenti più puri e genuini, tipici di un’autrice shojo ma senza quel pathos e quella drammaticità esasperata che a volte devastano le intenzioni più lodevoli.
Non mancano le gag, i disegni più comici che fanno sorridere, in quello che mi sembra un perfetto equilibrio di maturità, coinvolgimento, sinossi, disegno ed emozioni. Per essere delle storie brevi, ripeto, sfruttano tutte le potenzialità possibile del mezzo fumettistico. Il mio giudizio complessivo è in tutto e per tutto più che positivo.
Ballata d’amore
Autore: Shouko Akira
Volumi: 1
Anno: 2004
Voto: 6/10
Un manga senza infamia e senza lode. Racconti brevi e leggeri che si assaporano con delizia per poi lasciare che cadano nell’oblio senza troppi rimpianti. Sono storie d’amore adolescenziale simpatiche, ben pensate, dolci, forse neanche troppo banali. Ma che, o per la loro brevità o per la poca carica emotiva, non riescono a coinvolgere, a colpire, a radicarsi nella testa e mettere voglia di rileggerle. Passano così, leggere e senza alcuna pretesa.
Per trascorrere qualche momento distensivo nel tempo libero. Disegni carini, che calzano a pennello con l’insieme.
Lei, l’arma finale
Autore: Shin Takahashi
Volumi: 7
Anno: 2000
Voto: 10/10
Se volessi descriverlo con un aggettivo potrebbe essere soltanto: struggente. Un manga drammatico e dolce, violento e delicato assieme. Una concatenazione di emozioni esasperate, sviscerate in ogni particella, dalla più ingenua alla più crudele, dalla più generosa alla più distruttiva. Una raffica di coltelli che colpiscono direttamente l’animo senza preavviso, in maniera fitta da non riuscire a respirare, come una mitraglia inarrestabile. Non è il sangue di una guerra apocalittica quello che scorre in questo manga, è il sangue di sentimenti nella loro forma autentica, di cuori umani messi completamente a nudo in tutti i loro aspetti piacevoli e aberranti. I nostri occhi di spettatori attoniti li accompagnano, nel loro incessante battere per la sopravvivenza, per l’amore, per un senso che non riescono a trovare. Che non c’è?
Saikano non è un manga di guerra, non è un manga di fantascienza, non è uno shojo e non è uno shonen. I combattimenti rimangono sullo sfondo, protagonisti fondamentali ed invisibili di tutta la trama, scomode presenze inafferrabili dalle quali non si può prescindere, che non si può sconfiggere, perché sono lì e basta, più grandi e forti di qualsiasi altra cosa importante. I retroscena politici e i contesti da atmosfera thriller o splatter per fortuna ci sono del tutto risparmiati. La fantascienza-cyberpunk-ambientazione apocalittica è la componente evidente e superficiale di un’indagine che si muove in tutt’altra direzione, solo l’espediente narrativo trovato per rendere ogni piccolo gesto, pensiero, sentimento amplificato al limite della sua essenza affinché si possa osservare meglio, affinché si esplichi al massimo della sua intensità. Le scene più cruente non sono mai gratuite finalizzate al vittimismo, al sadismo o all’autocompiacimento, ma diventano parte essenziale di un contesto terribilmente evocativo.
Allora il tema conduttore e il fulcro di tutta la storia è il legame amoroso, percepibile anche come “essere umani in quanto in grado di provare sensazioni”. Provare gioia incommensurabile e provare dolore inconsolabile. L’amore di Saikano non è quello idealizzato e platonico dei fumetti per ragazze, ma neanche quello dissacrante dei fumetti in cui il sesso è vissuto in maniera vuota e fine a se stessa. E’ un amore tormentato, dubbioso e doloroso in cui il corpo costituisce parte inscindibile dell’animo: per questo ne fanno parte anche una certa carnalità e sessualità. Il tema del sesso, un tema maturo che diventa sempre più presente e dirompente nella storia parallelamente al modificarsi tragico (e drammaticamente presentato proprio dai disegni) del corpo della protagonista, è trattato con una sensibilità incredibile, con una profondità stupefacente, con un trasporto di amorevolezza nei confronti della vita che raggiunge livelli senza pari. Innanzitutto i disegni e la sequenza di vignette, di luci e ombre con cui è ripresa l’intimità di certe scene: le ho trovate di una bravura magistrale, di una bellezza da lasciare senza fiato, di una discrezione che manifesta grande rispetto per la vita. E poi: l’immensità pervadente del modo in cui viene affrontato il tema dell’unione in quanto componente fondamentale generatrice di questa vita, e la tragicità del contesto in cui questo accade, raggiunge apici di una poesia impossibile da commentare, ai quali ci si può solo abbandonare, dai quali si può solo lasciarsi trasportare spegnendo qualsiasi ragione.
I dialoghi accompagnano i disegni senza strepiti e senza sbavature: si adattano a chi li pronuncia o a chi li scrive, sempre perfettamente a misura, sempre calibrati con attenzione per non strafare, ma mai troppo palesi da non lasciare un altro piano di interpretazione intuibile. Sono la colonna portante di tutto il manga, con i momenti che a parole riescono ad accompagnare. Anche il silenzio di questi stessi dialoghi, allora, diventa a sua volta significativamente narrativo, in sequenze che rimangono sospese nei soli disegni. O, viceversa, le parole in pagine di sole parole, che fanno anche da occhio, da vista, da colore. Sublime.
L’opera intera appare come una metafora di qualcosa di molto più tangibile per chiunque, per ogni abitante del mondo contemporaneo. Non è affatto la storia di un’ “arma finale” fantascientifica: Chise presenta la normalità, la fragilità e la forza sovraumana di una qualsiasi ragazza alle prese con i cambiamenti del proprio corpo. Non è un problema di crescita, è un problema che va ben oltre nella società contemporanea: nel riuscire a riconoscersi e accettarsi in quanto insieme inscindibile di corpo e sentimento, senza darsi in pasto all’uno o all’altro esclusivamente, alla ricerca di un’identità perduta a causa di tutti quegli altri corpi freddi ed estranei che nel mondo odierno ci sono entrati dentro a forza. Ma anche come qualsiasi donna che ad un certo punto acquisti consapevolezza delle proprie responsabilità e si faccia protettrice materna di ciò che ama a qualunque costo e a discapito di qualsiasi altra cosa. E ancora, il senso di colpa per queste responsabilità sopraggiunte e non volute, delle quali bisogna prendere atto per forza senza nessuna possibilità di ribellione anche se non ci si sente all’altezza. Per non parlare del senso di inesorabilità verso un futuro catastrofico che aspetta l’umanità che non voglia rendersi conto di ciò che di sbagliato sta costruendo, anzi, distruggendo.
Leggetelo. Ne potrei parlare ancora per pagine e pagine, ma questo manga deve solo essere letto per essere apprezzato. La magia che regala nel suo equilibrio perfetto di parole, immagini e contenuti è un incanto che non può essere spiegato e tantomeno trasmesso con nessuna recensione. Un godimento misto a tormento che rare volte mi è capitato (e sono sicura che rare volte mi capiterà) di provare leggendo un fumetto.
Random Walk
Autore: Wataru Yoshizumi
Volumi: 6
Anno: 2000
Voto: 3/10
Una trama banale, disegni carini, soluzioni semplicistiche e finale scontato: questo è in una frase Random Walk. Una storia di amori adolescenziali passeggeri e frivoli che, per carità, ben rispecchiano “il tempo delle mele” discostandosi da quel filone shojo che vuole l’amore totale, pieno di ostacoli e del tutto inverosimile, ma comunque avrebbero potuto essere sviluppati con un po’ più di attenzione e profondità. Il tutto si risolve in personaggi che passano insipidi e si dimenticano presto, tanto che all’ultimo volume già non ci si ricorda più il protagonista amoroso del primo. I temi affrontati con la pretesa di essere importanti e il fastidio di forzature palesi rendono la lettura addirittura fastidiosa. Per non parlare del clima familiare idilliaco che fa da sfondo alle vicende, da famigliola perfetta che la mattina fa colazione tutta unita con le migliori merendine, senza mezzo riferimento al dramma psicologico che deve vivere la protagonista avendo a che fare con un padre così idiota da allevarla a frasi fatte e che ha cambiato non so quante mogli. Consigliato solo a un pubblico di adolescenti in cerca di sentimentalismi amorosi, paroline dolci e baci sulle labbra fra mille sbrilluccichii che escono da non si sa dove.
