Lei, l’arma finale

2 gennaio 2010 at 1:16 AM

Autore: Shin Takahashi
Volumi: 7
Anno: 2000
Voto: 10/10

Se volessi descriverlo con un aggettivo potrebbe essere soltanto: struggente. Un manga drammatico e dolce, violento e delicato assieme. Una concatenazione di emozioni esasperate, sviscerate in ogni particella, dalla più ingenua alla più crudele, dalla più generosa alla più distruttiva. Una raffica di coltelli che colpiscono direttamente l’animo senza preavviso, in maniera fitta da non riuscire a respirare, come una mitraglia inarrestabile. Non è il sangue di una guerra apocalittica quello che scorre in questo manga, è il sangue di sentimenti nella loro forma autentica, di cuori umani messi completamente a nudo in tutti i loro aspetti piacevoli e aberranti. I nostri occhi di spettatori attoniti li accompagnano, nel loro incessante battere per la sopravvivenza, per l’amore, per un senso che non riescono a trovare. Che non c’è?

Saikano non è un manga di guerra, non è un manga di fantascienza, non è uno shojo e non è uno shonen. I combattimenti rimangono sullo sfondo, protagonisti fondamentali ed invisibili di tutta la trama, scomode presenze inafferrabili dalle quali non si può prescindere, che non si può sconfiggere, perché sono lì e basta, più grandi e forti di qualsiasi altra cosa importante. I retroscena politici e i contesti da atmosfera thriller o splatter per fortuna ci sono del tutto risparmiati. La fantascienza-cyberpunk-ambientazione apocalittica è la componente evidente e superficiale di un’indagine che si muove in tutt’altra direzione, solo l’espediente narrativo trovato per rendere ogni piccolo gesto, pensiero, sentimento amplificato al limite della sua essenza affinché si possa osservare meglio, affinché si esplichi al massimo della sua intensità. Le scene più cruente non sono mai gratuite finalizzate al vittimismo, al sadismo o all’autocompiacimento, ma diventano parte essenziale di un contesto terribilmente evocativo.

Allora il tema conduttore e il fulcro di tutta la storia è il legame amoroso, percepibile anche come “essere umani in quanto in grado di provare sensazioni”. Provare gioia incommensurabile e provare dolore inconsolabile. L’amore di Saikano non è quello idealizzato e platonico dei fumetti per ragazze, ma neanche quello dissacrante dei fumetti in cui il sesso è vissuto in maniera vuota e fine a se stessa. E’ un amore tormentato, dubbioso e doloroso in cui il corpo costituisce parte inscindibile dell’animo: per questo ne fanno parte anche una certa carnalità e sessualità. Il tema del sesso, un tema maturo che diventa sempre più presente e dirompente nella storia parallelamente al modificarsi tragico (e drammaticamente presentato proprio dai disegni) del corpo della protagonista, è trattato con una sensibilità incredibile, con una profondità stupefacente, con un trasporto di amorevolezza nei confronti della vita che raggiunge livelli senza pari. Innanzitutto i disegni e la sequenza di vignette, di luci e ombre con cui è ripresa l’intimità di certe scene: le ho trovate di una bravura magistrale, di una bellezza da lasciare senza fiato, di una discrezione che manifesta grande rispetto per la vita. E poi: l’immensità pervadente del modo in cui viene affrontato il tema dell’unione in quanto componente fondamentale generatrice di questa vita, e la tragicità del contesto in cui questo accade, raggiunge apici di una poesia impossibile da commentare, ai quali ci si può solo abbandonare, dai quali si può solo lasciarsi trasportare spegnendo qualsiasi ragione.

I dialoghi accompagnano i disegni senza strepiti e senza sbavature: si adattano a chi li pronuncia o a chi li scrive, sempre perfettamente a misura, sempre calibrati con attenzione per non strafare, ma mai troppo palesi da non lasciare un altro piano di interpretazione intuibile. Sono la colonna portante di tutto il manga, con i momenti che a parole riescono ad accompagnare. Anche il silenzio di questi stessi dialoghi, allora, diventa a sua volta significativamente narrativo, in sequenze che rimangono sospese nei soli disegni. O, viceversa, le parole in pagine di sole parole, che fanno anche da occhio, da vista, da colore. Sublime.

L’opera intera appare come una metafora di qualcosa di molto più tangibile per chiunque, per ogni abitante del mondo contemporaneo. Non è affatto la storia di un’ “arma finale” fantascientifica: Chise presenta la normalità, la fragilità e la forza sovraumana di una qualsiasi ragazza alle prese con i cambiamenti del proprio corpo. Non è un problema di crescita, è un problema che va ben oltre nella società contemporanea: nel riuscire a riconoscersi e accettarsi in quanto insieme inscindibile di corpo e sentimento, senza darsi in pasto all’uno o all’altro esclusivamente, alla ricerca di un’identità perduta a causa di tutti quegli altri corpi freddi ed estranei che nel mondo odierno ci sono entrati dentro a forza. Ma anche come qualsiasi donna che ad un certo punto acquisti consapevolezza delle proprie responsabilità e si faccia protettrice materna di ciò che ama a qualunque costo e a discapito di qualsiasi altra cosa. E ancora, il senso di colpa per queste responsabilità sopraggiunte e non volute, delle quali bisogna prendere atto per forza senza nessuna possibilità di ribellione anche se non ci si sente all’altezza. Per non parlare del senso di inesorabilità verso un futuro catastrofico che aspetta l’umanità che non voglia rendersi conto di ciò che di sbagliato sta costruendo, anzi, distruggendo.

Leggetelo. Ne potrei parlare ancora per pagine e pagine, ma questo manga deve solo essere letto per essere apprezzato. La magia che regala nel suo equilibrio perfetto di parole, immagini e contenuti è un incanto che non può essere spiegato e tantomeno trasmesso con nessuna recensione. Un godimento misto a tormento che rare volte mi è capitato (e sono sicura che rare volte mi capiterà) di provare leggendo un fumetto.

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