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The Booking Life

Autore: Yuzo Takada
Volumi: 2
Anno: 2003
Voto: 9/10

E’ un manga poco conosciuto, e questo gli fa torto. A differenza delle storie che hanno reso famoso Takada, questa è estremamente radicata alla realtà. Affronta un tema molto delicato, quello dei trapianti di organi, riuscendo a rendere l’argomento in maniera equilibrata e senza scadere in luoghi comuni.
Già di per sé trovo ammirevole l’intento di far conoscere questa realtà affrontandola da più punti di vista: quello della famiglia dei donatori, quello di coloro che attendono in lista (da qui il titolo del manga), quello di chi lavora in questo ambito, quello di chi è favorevole e quello di chi è contrario. Takada non vuole convincere, non vuole dare certezze, anzi, lascia spazio a dubbi e interrogativi. Ma è chiaro che il suo intento è innanzitutto quello di sensibilizzare il lettore al tema e che la storia ruota tutta intorno a questo scopo. Forse a volte risulta fin troppo “descrittivo” nelle spiegazioni di quello che accade: mi auguro che alcune cose basilari che lui si prodiga a far capire siano già a conoscenza di tutti, almeno apprese da qualche film o per sentito dire, mentre il protagonista della storia è davvero di un ingenuo catastrofico a riguardo!

La trama si sviluppa fra momenti di comicità e momenti più pesanti, com’è giusto che sia quando si affronta un tema come questo e non si vuole cadere nella drammaticità totale o, per contro, non si vuole far divertire troppo per non ridicolizzare un argomento che è estremamente serio e complicato.
Non posso negare che si incontri strada facendo qualche forzatura e che il finale sia intuibile. Eppure nella lettura mi sono resa conto dello sforzo davvero grande che ha fatto l’autore per raccontarci, anche in chiave educativa, situazioni così complesse. Era facile in questo caso scadere nel buonismo o nella retorica stucchevole, invece lui è riuscito a evitare entrambe le cose grazie al buon equilibrio fra i protagonisti e i loro diversi caratteri. Ho apprezzato molto, anche, la veridicità di alcune situazioni e decisioni prese dai personaggi, che riescono a trasformare questa storia da quella che poteva essere una bella favola intrisa di buoni sentimenti a un ritratto reale di ciò che succede, di ciò che potrebbe succedere.

Il disegno, come sempre in questo autore, è di qualità decisamente elevata. Affiancando a questo elemento la profondità e delicatezza di certi episodi, la complessità del tema trattato e la capacità che ha avuto l’autore di sviluppare una storia “che insegna” senza risultare mai noiosa o opprimente, il giudizio non può che essere più che positivo.
In fondo sono solo due volumi: io consiglio a tutti la lettura, se non altro per sentire un po’ più da vicino questo tema. Ma soprattutto per scoprire in quale modo un bravo autore può affrontare degli argomenti veramente drammatici senza offendere e senza lasciarsi prendere dal patetismo, al contrario di tanti manga che dispensano lacrime, suicidi e tormenti inenarrabili per situazioni, perdonate la mia brutalità, molto più superficiali e insignificanti.

22 ottobre 2009 at 11:16 PM

C’era una volta (parte 2)

screenshot animazionetAnimazionet associava ad ogni cartone animato del suo archivio il parametro “età” che spiegava a che pubblico fosse rivolto il film: solo adulti, solo bambini, entrambi. Così si proponeva di educare le persone a distinguere il cinema d’animazione anche per target di riferimento. Voleva essere fra l’altro un archivio d’informazione utile per chi cercasse notizie a riguardo, senza che dovesse per questo leggersi interamente trame o recensioni. Il dato era lì, immediato.

Animazionet oggi non esiste più. Ha chiuso i battenti nel 2005, anche perché era troppo difficoltoso tenere dietro alle miriadi di uscite che stanno popolando il cinema da quando c’è stato l’avvento della CGI. Vi basti pensare che i film d’animazione distribuiti sul mercato italiano nel 1998 sono stati 12, nel 2008 sono stati ben 38! Significa più del triplo! Purtroppo la quantità non determina la qualità, anzi, un mercato così allargato tende anche a generare confusione. Così succede che delle produzioni mediocri strappino fette di mercato a prodotti di qualità (ma di questo magari parlerò in un altro post).

Poiché il cinema d’animazione ormai non è più cosa per bambini o di nicchia, oggi esistono altri siti che se ne occupano (per esempio il buon Animation Italy). Tuttavia quell’attenzione per “un’educazione al cinema d’animazione” con cui era stato impostato Animazionet io non l’ho più trovata. Oggi i siti dedicati all’animazione sono archivi che raccolgono e recensiscono, che si rivolgono a un pubblico appassionato da una parte e a lettori di passaggio alla ricerca di informazioni spicciole dall’altra, ma che non cercano di spiegare, coinvolgere, argomentare. Non cercano di catturare l’attenzione ed educare chi questa passione non ce l’ha. Animazionet era questo: era un progetto, era il sogno di poter interessare quante più persone possibili a un mondo affascinante che non conoscono e che a volte, ancora oggi, rifiutano a causa di preconcetti.

Tutto quello che vi ho raccontato non è per fare pubblicità ad un sito che non esiste più, ma per dirvi che ho intenzione, nel corso di questo blog, di riprendere alcune recensioni pubblicate anni fa su Animazionet e proporvele qui, affinché non vadano perse.
Che ne dite, vi interessa?

17 ottobre 2009 at 11:59 PM


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