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Ah, l’età, l’età!
Consola forse sapere che questo disguido sull’età-target non è cosa che affligge soltanto il cinema d’animazione. Per esempio il film Il labirinto del Fauno, in un’epoca di moda fantasy come quella che stiamo attraversando, è stato tappa domenicale per allegre famigliole con bimbi al seguito, salvo poi denunce e proteste che hanno portato a classificarlo come film vietato ai minori di TOT anni.
Eppure andando sei mesi dopo nella mia videoteca di fiducia, l’ho trovato in bella mostra fra le novità dei film per bambini. Evidentemente non a tutti era giunta la notizia.
Mi chiedo: tu genitore, che porti tuo figlio piccolo al cinema, vuoi prima informrati su cosa stai andando a vedere? Ti sembra che un film classificato come horror, drammatico e di guerra dai vari siti del settore sia adatto al tuo bambino?
Mi chiedo: tu videotecante, che dovresti consigliare i clienti su cosa vedere, vorrai informarti prima di mettere un dvd da una parte piuttosto che dall’altra solo perché ha una copertina accattivante?
Viviamo nell’era dell’informazione, in cui siamo bombardati di notizie anche senza volerlo. Eppure la pigrizia o l’incapacità di ricercare fra mille quella che ci interessa ci rende comunque vulnerabili.
Fra l’altro è un film magnifico, ve ne consiglio la visione anche se per qualche scena ci vuole uno stomaco di ferro… e lontano dai bambini, mi raccomando!
Cinema d’animazione (anche) per adulti
Il 2001 a mio avviso è stato l’anno in cui nell’opinione pubblica italiana l’idea del cinema d’animazione in quanto “cosa da bambini” ha cominciato a vacillare. In particolare l’evolversi della computer grafica (CGI) ha creato una cesura con la tradizione disneyana: infatti la resa visiva della CGI, completamente differente dal disegno animato, ha permesso di esplorare stili narrativi nuovi rompendo con gli schemi classici. Certo, è qualcosa che si sarebbe potuto fare molto prima anche con i disegni animati, ma la CGI essendo qualcosa di “nuovo” ha cercato di ritagliarsi spazi altrattanto nuovi.
Nel 2001, dicevo, irrompe nelle sale Shrek ed è un successo: un film d’animazione in CGI che piace ai bambini ma non annoia gli adulti, anzi! Forse gli adulti riescono a divertirsi anche più dei piccoli cogliendo tutte le sfumature delle citazioni e delle ironie presenti nel film. La DreamWorks ha messo dunque sul mercato un prodotto d’animazione adatto ai più grandi, che esplicitamente parodizza tutte le fiabe classiche a cui la Disney ci aveva abituati . E’ arrivata la svolta anche nel mercato di massa.
Nel 2003, poi, questo cambiamento è sancito da un evento preciso. Questa volta da Oriente, dalla terra del sol levante che produce film d’animazione per adulti da decenni senza che il mercato italiano se ne sia mai interessato più di tanto, arriva Sen to Chihiro no kamikakushi (La città incantata). Vince il premio Oscar e allora, approvata dal mondo Occidentale, anche il nostro paese gli accorda attenzione. Per la prima volta un film dello Studio Ghibli è proiettato in tantissime sale italiane e viene ben pubblicizzato.
La città incantanta non è un film esclusivamente per adulti, anzi, è pensato per un pubblico dai 10 anni in su. Appunto. Tantissimi genitori, forti della loro concezione di “cartone animato” portano i propri bambini piccolissimi al cinema… e ne rimangono scandalizzati. I bambini di 3 o 5 anni si spaventano e piangono, i genitori trovano il film diseducativo.
E’ uno smacco al cinema d’animazione giapponese? E’ un ricadere nel luogo comune che i prodotti giapponesi sono tutti violenti e drammatici? Forse. Forse quei genitori scioccati non faranno mai più vedere un film di Miyazaki ai loro bambini (e non sanno cosa si perdono). Ma per fortuna, fra tante persone, c’è stato chi ha saputo apprezzare. Chi ha capito che i cartoni animati possono essere altro da quelli della tradizione disneyana. Chi ha capito che il cinema d’animazione è solo un mezzo, un linguaggio. Può comunicare qualcosa ai grandi, ai piccoli, ai medi, proprio come esistono film con attori in carne ed ossa per grandi, piccoli e medi. Il disegno animato è stato per decenni stigmatizzato e ridotto a “roba per bambini” nel nostro paese. E c’è voluta la CGI, e c’è voluta l’assegnazione di un premio Oscar a una pellicola giapponese perché un po’ più di persone qui si rendessero conto che non è così.
La tecnica utilizzata, che sia la CGI, il disegno animato o la stop motion, MEDIA un messaggio, E’ UN MEZZO DI ESPRESSIONE di qualcosa e non costituisce un genere di per sé. Adesso, per fortuna, anche in Italia tante persone lo hanno capito.
