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Fruits Basket

Autore: Natsuki Takaya
Volumi: 23
Anno: 1998
Voto: 8/10

Non è certo un’impresa semplice misurarsi con una mole di personaggi come quella presente in questo manga: di tutti, ma proprio tutti, l’autrice ha cercato di raccontare il carattere, la storia, di sondare i pensieri, i comportamenti, di tratteggiare una crescita interiore ed esteriore. E, c’è da dire, c’è riuscita. Sorprendentemente ha intrecciato le storie di ognuno le une con le altre senza perdere nessun filo, creando un’opera di tutto rispetto a livello narrativo. E’ anche vero, però, che per far combaciare perfettamente insieme tutti i pezzi del puzzle, di tanto in tanto ha dovuto calcare un po’ la mano su coincidenze che hanno dell’inverosimile. Inoltre, per arrivare a descrivere tutti gli stati d’animo dei personaggi, ne ha dovuto muovere alcuni un po’ troppo per stereotipi. Rimane comunque encomiabile l’evoluzione che presenta di ogni personaggio, sia a livello di disegno che a livello caratteriale, che dimostra l’attenzione con la quale ha cercato di interpretare la psicologia umana nelle sue molteplici sfaccettature. Peccato soltanto che abbia concentrato nel fumetto soltanto persone tormentate da un’esistenza difficile, da problemi più grandi di loro o da storie drammatiche: se questo si può giustificare per la particolare condizione dei componenti della famiglia Soma, fra tutti gli altri personaggi avrebbe potuto inserire individui dalle storie più “normali” che sicuramente avrebbero reso l’insieme più credibile e meno artefatto. Il risultato, infatti, mi sembra un incontro e scontro di “casi umani”, come se le persone normali che vivono la loro vita in tranquillità non fossero degne o in grado di provare certi sentimenti. Come se si dovesse essere sfortunati e aver sofferto enormemente tanto per essere presi in considerazione: un po’ esagerato.

La storia si per sé, comunque, ha un grande valore perché è davvero ben congeniata, e può essere goduta anche da coloro che non amano particolarmente il genere fantastico in quanto è molto più ancorata alla dimensione umana dei sentimenti reali che alle storie fuori dal comune della componente “magica”. E’ ben sceneggiata, ricca di colpi di scena, piena di allusioni che vengono spiegate mano mano, e tiene col fiato sospeso per l’aura di mistero e di “non detto” che circonda ogni protagonista.

Non sono altrettanto all’altezza i dialoghi, che troppe volte si perdono nella predica gratuita, nel discorsone pieno di belle parole e buoni sentimenti, e per questo risultano innaturali, come se i protagonisti stessero recitando un copione scritto con un’interpretazione da neofita. Allo stesso modo i cambi repentini di atteggiamento e di pensiero dovuti ai soli discorsi della protagonista, quasi le sue parole avessero il tocco salvifico di un redentore, risultano piuttosto fastidiosi e poco plausibili. Divertenti invece le scene comiche o i personaggi che appaiono ridicoli di per sé, che riescono a portare una ventata d’allegria e scenette scherzose all’interno di un clima tutt’altro che leggero. Anche qui ci si muove per stereotipi, ma in questo caso non stonano per nulla. L’attenzione anche per i piccoli episodi di vita, le parole e i gesti quotidiani sono infatti gli aspetti più deliziosi e coinvolgenti di questo manga.

Infine, per quanto riguarda i disegni, non si può dire che l’autrice abbia uno stile eccelso: soprattutto all’inizio il tratto è piuttosto grezzo, per poi evolversi man mano fino a delle belle tavole nella parte finale. E’ lodevole il suo intento di far crescere i personaggi anche esteriormente attraverso il tratto del disegno. Tuttavia la sua maniera pressoché univoca di disegnare i volti –tutti identici- e il modo confusionario in cui si sviluppano i dialoghi di alcune scene, dove non si comprende da chi dei presenti siano pronunciate le parole o addirittura se siano soltanto pensate, ostacola un po’ la lettura. Ci sono ovviamente memorabili scene con espressioni del volto tipicamente “da sogno”, ma per il resto non mi sento di esaltarne la bellezza, anche perché ad un certo punto diventano prevedibili ed abusate.

Questo manga, in conclusione, sa emozionare, sa coinvolgere ed è sicuramente un’opera qualitativamente di rispetto, tuttavia non lo consiglio se non siete appassionati del genere. Se invece vi piacciono gli shojo e potete soprassedere tranquillamente alle tante “ingenuità romantiche” che vi si trovano, non dovete lasciarvi sfuggire quest’opera!

22 novembre 2009 at 11:59 PM

Sogno & illusione

Autore: Natsuki Takaya
Volumi: 5
Anno: 1996
Voto: 7/10

E’ un manga particolare, di genere tanto shojo quanto fantastico. All’inizio mi è sembrato confusionario: a causa del tratto ripetitivo facevo difficoltà a riconoscere un personaggio dall’altro e a distinguere gli uomini dalle donne. Inoltre confondevo e mischiavo le molte parole giapponesi e poiché la protagonista parla di se stessa in terza persona avevo difficoltà a capire chi fosse chi e chi si rivolgesse a chi. Insomma, il primo impatto è stato terribile e mi sono preparata a leggere una storia un po’ superficiale di amori tormentati e impossibili conditi da varie fantasie al limite dell’accettabile.

Eppure già dal secondo volumetto mi sono dovuta ricredere. Innanzitutto nell’arco della storia il disegno dell’autrice ha subito un’evoluzione positiva fino a regalare tavole di una bellezza piuttosto raffinata (non per questo i volti diventano più distinguibili, ma ad un certo punto ci si abitua e si impara ad individuare i personaggi). Ma anche la storia si è evoluta in un modo piuttosto articolato e ricco di colpi di scena fino alla fine, con personaggi ambigui e risvolti non intuibili che tengono con il fiato sospeso. Cosa che dalle prime due storie piuttosto frettolose e un po’ semplicistiche non mi sarei aspettata.

Certo, le ingenuità sono tante, alcuni punti della trama risultano oscuri o almeno discutibili. A volte la iper-abusata mitizzazione dei personaggi protagonisti (le loro qualità, la loro umanità o non umanità portati alla perfezione estrema) fa quanto meno sorridere: è una favola dopotutto, siamo in un fumetto che certo non pretende di essere realistico. Tuttavia c’è una ricerca psicologica dei personaggi che lascia intravedere lo sforzo dell’autrice verso una dimensione più profonda e veritiera. Che questo con alcuni personaggi non sia stato possibile, che con altri sia stato esasperato, che con altri ancora abbia rasentato il luogo comune, questo non toglie che l’autrice ci abbia provato. Le vanno due meriti: primo, quello di non aver ceduto alla tentazione di offrirci una visione solo manichea delle vicende, ma di aver rimescolato di continuo le carte in tavola facendoci trovare di fronte a situazioni in cui neanche il lettore avrebbe saputo scegliere cose fosse giusto e cosa no. Secondo, che è riuscita a recuperare bene tutti i fili e i personaggi della storia intrecciandoli fra loro in un modo che non avrei pensato possibile a giudicare dai primi capitoli letti in cui tutti questi elementi creavano confusione e basta. Infatti riesce a far agire molti personaggi contemporaneamente (anche per questo non può approfondire le storie e la psicologia di tutti) e a ciascuno riesce a trovare una precisa collocazione.

Giudizio finale: una riflessione matura dietro a una storia non semplice e che stimola pensieri tutt’altro che leggeri, ma piacevole a leggersi e anche coinvolgente se si è disposti a soprassedere alle ingenuità che di tanto in tanto ne spezzano il ritmo. Alla fine, se non altro, lascia la soddisfazione di aver partecipato a certe riflessioni e certe emozioni.

18 ottobre 2009 at 11:39 PM


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